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domenica 18 settembre 2011

Emozioni e musica

tratto da "The book of secrets" - Osho:
"Primo: prova a essere senza testa; secondo: prova ad amare; terzo: sii sempre più estetico, sensibile alla bellezza, alla musica, a tutto quanto tocchi il cuore.
Se questo mondo potesse venire più educato alla musica e meno alla matematica, avremmo un'umanità migliore.
Se potessimo educare la mente più alla poesia e meno alla filosofia, avremmo un'umanità migliore: perchè finchè ascolti o suoni musica la mente non è necessaria, cadi giù dalla mente."
 

mercoledì 1 settembre 2010

Siamo in balia dell'ego

Da un po’ di tempo a questa parte sto vivendo le mie giornate osservandomi.
Osservo con maggiore costanza possibile ogni mio atto o pensiero, specialmente quelli più impulsivi, gli atti non ragionati, i pensieri (e sono tantissimi) che lascio girovagare per la mia mente.
Incuriosito, mi chiedo fin dove questi pensieri possano spingersi; formano una catena interminabile di anelli grandi e piccoli, dalle forme più disparate; spesso la mia curiosità mi spinge troppo oltre e, nel seguire questa catena, perdo di vista la sua origine; finisco per identificarmi nella catena stessa, come impigliato in una rete che io stesso ho paura di tranciare, perché è una catena che crea il vuoto intorno a se, ed io ho paura di cadere; afferro la catena e mi lascio trasportare, illuso da una finta leggerezza dell’essere.
Solo che la catena non è infinita, così, al termine di ogni viaggio, mi sento alienato dalla realtà che mi circonda.
Rifletto su quanto siamo preda di processi mentali logorroici che ripetutamente nel tempo ci staccano letteralmente dalla vita reale; non sempre riesco a continuare ad osservare, a restare un testimone di questi processi, a tenermi distaccato.
I momenti più difficili sono quelli in cui ci viene da reagire con azioni impulsive, dettate da non so quali meccanismi che saltano completamente il nostro controllo, oppure siamo proprio noi che inconsciamente cediamo il controllo a favore di una sorta di sistema protettivo, un sistema che entra in azione seguendo schemi ancestrali, dove la parola d’ordine è celare gli aspetti più profondi dell’essere.
Mi accorgo sempre più di frequente che il meccanismo di difesa è sempre pronto, mascherato da pensieri o gesti apparentemente naturali; un meccanismo che ha una vera e propria strategia subdola e meschina; la definirei in certi momenti mortale, perché non si cura del nostro destino, ma ci strattona verso gli stessi errori del passato, sbarrandoci la strada, incurante del nostro libero arbitrio, deviandoci verso desideri dalle forti attrattive illusorie che non fanno altro che aumentare il dolore originato dalla mancanza di sincronicità tra anima e corpo, un dolore alimentato soprattutto dalla non accettazione della nostra condizione.
Forse un giorno tutto questo si placherà, magari il segreto è proprio nel lasciare andare ogni cosa, smettere di cercare di controllare e di controllarci, abbandonarsi al destino.
Io, per il momento, continuo ad osservare.

giovedì 23 luglio 2009

Ego e meditazione

L'ultima meditazione mi ha dato la possibilità di essere per la prima volta estremamente consapevole del fatto che praticavo la meditazione spinto quasi esclusivamente dal desiderio di avere delle belle esperienze.
Lunedì ho passato una brutta giornata, come se volessi abbandonare qualcosa a cui sono fortemente attaccato, sentivo e sento tutt'ora resistenza nel voler cambiare ottica, nel poter vedere tutto com'è, senza sperare in qualcosa di emozionalmente bello che possa movimentare lo stato in cui sono.
Ho paura di non fare, di attendere gli eventi senza forzare, di osservare senza restare coinvolto, di essere 'testimone'.
Ho paura perchè mi sembra di dover abbandonare tutto ciò che sento di essere; di conseguenza se sento di essere ciò che sono ora, non sono in contatto con la mia essenza, sono bensì rapito dall'attaccamento alle emozioni, alla ricerca interiore per trovare qualcosa di alternativo a quanto vedo al di fuori di me e nella parte più superficiale di me, di qualcosa che sia per me semplice appagamento.
Ora avverto con maggiore intensità l'attaccamento di cui sono vittima; non so se è cresciuto l'attaccamento oppure se sono io che lo sento con maggiore chiarezza.

Ultimamente sembra che riesca a dare più spazio alle sensazioni, come se trovassero maggiore ascolto da parte mia e ciò pare che abbia un effetto moltiplicatore.
La crescita della mia autostima mi permette di dare una maggiore considerazione alle sensazioni che un tempo andavano e venivano senza che io le cogliessi.
Sono convinto però che tutto ciò viene alimentato dal rapporto con le persone, in particolare dall'amicizia delle persone con cui sono in relazione in questo periodo, con le quali finalmente sento di scambiare emozioni, di sentirmi arricchito e di arricchire semplicemente con la reciproca apertura del cuore, porgere con delicatezza le proprie emozioni nell'altro ed accogliere con la stessa cura le emozioni trasmesse a me.

Ho continuato a leggere il quarto volume del libro dei segreti di Osho e, così 'per caso', sono giunto ad un capitolo dove parla proprio dell'attaccamento, poi sfogliando le pagine già lette ho potuto rileggere una parte in cui parla del 'trip' dell'ego nella ricerca interiore.
L'aspetto che indica con chiarezza la presenza dell'elemento di disturbo qual'è l'ego è la ricerca dell'esperienza'; io riuscivo a praticare la meditazione con costanza proprio perchè speravo ogni volta che accadesse una bella esperienza e quando ciò non accadeva sorgevano in me sensi di colpa.
Il solo cercare di non farmi assorbire dal desiderio di avere belle esperienze mi apre ad emozioni contrastanti, perchè da una parte sarei felice di 'non desiderare' e di 'essere' semplicemente, dall'altra ho la sensazione che al di là del desiderio ci sia il nulla, il vuoto, la parte sconosciuta, il 'testimone' che cerco e non cerco.

Sento che il mio prossimo passo sarà quello di dover affrontare la paura del vuoto, quella paura che non mi permette di abbandonarmi totalmente nella vita e nella meditazione, proprio quella paura che viene continuamente evitata dalle spinte emozionali dell'ego che ci fanno volgere l'attenzione verso le illusioni.

domenica 24 maggio 2009

Tra Passato e Futuro

Com’è difficile dimenticare una Donna.

E’ proprio difficile, quando hai la certezza di avere incontrato la tua parte complementare, la persona con cui poter condividere e proseguire il proprio cammino, la persona che può trovare in te colui che la sostenga, consapevole che te puoi trovare in lei il medesimo sostegno, proprio quel sostegno che può farti entrare in contatto con te stesso, come se lei avesse la chiave giusta per aprire il tuo cuore.

E’ proprio difficile, se è una Donna della quale sei pronto ad accettare ogni suo difetto, perché ogni suo difetto ti appare come un pregio, come un aspetto che appartiene al suo essere, così com’è.

E’ proprio difficile, quando ogni volta che la incontri vorresti stare con lei per ore e parlare di ogni cosa venga in mente, lasciandoti trasportare dalle parole, dagli sguardi, dai gesti, dai silenzi, dal respiro, come un viaggio dove il mondo si ferma, senza tempo e senza timore alcuno, pronti ad abbracciare le insicurezze, per poi trovare insieme la strada per superarle.

E’ proprio difficile, specialmente quando ti senti solo, quando senti il bisogno, purtroppo impellente, di avere accanto a te una donna per poter finalmente vivere la vita come spesso hai fantasticato, quando ti sentivi travolto da mille problemi che ti apparivano insormontabili e indecifrabili.

E’ proprio difficile, perfino se sei consapevole che dovresti conoscerla meglio, che forse è troppo presto per sostenere che Lei rappresenta la tua completezza.

E’ impossibile, se continui a vederla con gli stessi occhi di un tempo, un tempo dove eri alla ricerca continua di ciò che avrebbe colmato il vuoto che senti dentro, dimenticando che la vita è ben altro, perdendo il tuo presente, sempre rivolto verso un passato che oramai non ti appartiene più, proprio perché è passato.

Può diventare semplice, se osservi il presente e vivi con esso, abbracciando ogni cosa con amore, riversando questo amore puro verso tutto e tutti, senza voltarsi verso il passato, ma soprattutto senza inventarsi un futuro, perché sarebbe solo un’invenzione basata sul passato stesso e mai di questo istante, perchè un istante dopo è già passato e non tornerà più allo stesso modo di come è stato appena vissuto.

Può diventare semplice, se ti abbandoni ad ogni istante, se accetti di far cadere la tua zavorra, che, con tutto il suo peso, porterà via come per incanto tutte le nuvole che nascondono il tuo sole interiore; accadrà che vivrai di luce propria ed ogni nuvola che si avvicinerà si dissolverà, senza turbare i raggi di luce che ti guideranno lungo il tuo cammino.

Può diventare semplice, proprio in questo istante, se vuoi veramente che sia così.

sabato 9 maggio 2009

Il mio primo meeting buddista

A volte mi capita di avere la sensazione che la mia crescita spirituale sia in stallo, come se i miei propositi rimanessero tali, come se il cercare di trovare a tutti i costi gli stimoli per poter affrontare le mie insicurezze di fatto mi renda più teso e mi impedisca di superare le incertezze.

Con questa sensazione di solito, anche se con vena sofferente, tendo a convincermi che forse lasciarsi andare agli eventi possa essere la via per affrontare le paure, invece di cercare di guidare il timone per eludere ciò che genera insicurezza. Poi invece può succedere che gli eventi portino comunque verso situazioni in cui, in passato, avrei evitato di imbattermi in prima persona.

Due giorni fa ho partecipato ad un piccolo meeting di buddisti; eravamo una decina di persone; nel fissare preventivamente la data dell'incontro, viene deciso anche l'argomento che poi verrà trattato. L'argomento scelto riguardava il Karma e le Nove Coscienze; l'incontro ha inizio con l'esposizione riassuntiva ma completa dell'argomento.

Ciò che mia ha veramente colpito nel profondo è stata la fase successiva, in cui chiunque di noi poteva raccontare liberamente la sua esperienza riferita a paure, blocchi, incertezze quotidiane, problemi di ogni tipo; è proprio in questo momento che ho avvertito inevitabilmente un forte senso di inclusione, di appartenenza, di unione verso gli altri; nell'ascoltare le varie esperienze ho potuto trovare moltissimi punti di contatto con le mie incertezze; mentre ascoltavo avvertivo nitidamente che coloro che esponevano i loro problemi lo hanno fatto con il cuore, senza filtri, senza contaminazioni, ed io, a mia volta, li ho ascoltati con il cuore, con gioia ricolma di speranza, anzi, ho avvertito con una certezza indissolubile che abbiamo tutti indistintamente una forza immensa che si nasconde dentro di noi e sta a noi decidere se attingere o meno alla nostra fonte, e nel momento in cui decidiamo di utilizzare questa grande forza, essa ci attira a lei anche se in alcuni momenti vorremmo tirarci indietro.

Ognuno di noi ha i propri problemi, ma è il modo di affrontarli che fa la differenza; ci appaiono spesso troppo difficili da risolvere e a volte è proprio questa visione abnorme che ci limita, che fa leva sulla nostra insicurezza; affrontarli con la giusta obiettività può aiutarci, se non a risolverli in breve tempo, perlomeno a soffrire meno, a conservare la speranza, la fiducia, che a volte si dissolve in un attimo, ma che, se vogliamo, un attimo dopo possiamo riacquistarla più forte di prima; d'ora in avanti i mie strumenti di vita saranno la speranza e la fiducia; chi, leggendo queste righe, dubita, si ricordi che prima o poi dovrà arrendersi all'evidenza.