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mercoledì 1 settembre 2010
Poesie
Oltre
Circondato da ogni limite possibile
ogni timido passo è come sorvegliato.
Vorrei l'impossibile
un timido sguardo oltre quel limite
e la tristezza pervade il mio pensiero
il senso d’impotenza annienta il coraggio.
(Me)nte
La mia mente pensa
La mia mente giudica
La mia mente sceglie…
…e io?
Prigioniero
Amo questo castello,
circondato da imponenti mura,
pronto a sbarrare ogni passaggio.
Nessuno osa avvicinarsi.
Amo questo castello,
Amo questo silenzio,
Amo questo vuoto che mi accoglie
Lascio andare i pensieri
Che possano volare senza catene
nel mio castello nulla può fermarli.
Pensieri leggeri danzano senza timore
Mi portano via con loro
In un viaggio al di là dell’intelletto
In un mondo svuotato
dove la libertà… è morta.
giovedì 23 luglio 2009
Ego e meditazione
L'ultima meditazione mi ha dato la possibilità di essere per la prima volta estremamente consapevole del fatto che praticavo la meditazione spinto quasi esclusivamente dal desiderio di avere delle belle esperienze.
Lunedì ho passato una brutta giornata, come se volessi abbandonare qualcosa a cui sono fortemente attaccato, sentivo e sento tutt'ora resistenza nel voler cambiare ottica, nel poter vedere tutto com'è, senza sperare in qualcosa di emozionalmente bello che possa movimentare lo stato in cui sono.
Ho paura di non fare, di attendere gli eventi senza forzare, di osservare senza restare coinvolto, di essere 'testimone'.
Ho paura perchè mi sembra di dover abbandonare tutto ciò che sento di essere; di conseguenza se sento di essere ciò che sono ora, non sono in contatto con la mia essenza, sono bensì rapito dall'attaccamento alle emozioni, alla ricerca interiore per trovare qualcosa di alternativo a quanto vedo al di fuori di me e nella parte più superficiale di me, di qualcosa che sia per me semplice appagamento.
Ora avverto con maggiore intensità l'attaccamento di cui sono vittima; non so se è cresciuto l'attaccamento oppure se sono io che lo sento con maggiore chiarezza.
Ultimamente sembra che riesca a dare più spazio alle sensazioni, come se trovassero maggiore ascolto da parte mia e ciò pare che abbia un effetto moltiplicatore.
La crescita della mia autostima mi permette di dare una maggiore considerazione alle sensazioni che un tempo andavano e venivano senza che io le cogliessi.
Sono convinto però che tutto ciò viene alimentato dal rapporto con le persone, in particolare dall'amicizia delle persone con cui sono in relazione in questo periodo, con le quali finalmente sento di scambiare emozioni, di sentirmi arricchito e di arricchire semplicemente con la reciproca apertura del cuore, porgere con delicatezza le proprie emozioni nell'altro ed accogliere con la stessa cura le emozioni trasmesse a me.
Ho continuato a leggere il quarto volume del libro dei segreti di Osho e, così 'per caso', sono giunto ad un capitolo dove parla proprio dell'attaccamento, poi sfogliando le pagine già lette ho potuto rileggere una parte in cui parla del 'trip' dell'ego nella ricerca interiore.
L'aspetto che indica con chiarezza la presenza dell'elemento di disturbo qual'è l'ego è la ricerca dell'esperienza'; io riuscivo a praticare la meditazione con costanza proprio perchè speravo ogni volta che accadesse una bella esperienza e quando ciò non accadeva sorgevano in me sensi di colpa.
Il solo cercare di non farmi assorbire dal desiderio di avere belle esperienze mi apre ad emozioni contrastanti, perchè da una parte sarei felice di 'non desiderare' e di 'essere' semplicemente, dall'altra ho la sensazione che al di là del desiderio ci sia il nulla, il vuoto, la parte sconosciuta, il 'testimone' che cerco e non cerco.
Sento che il mio prossimo passo sarà quello di dover affrontare la paura del vuoto, quella paura che non mi permette di abbandonarmi totalmente nella vita e nella meditazione, proprio quella paura che viene continuamente evitata dalle spinte emozionali dell'ego che ci fanno volgere l'attenzione verso le illusioni.
Lunedì ho passato una brutta giornata, come se volessi abbandonare qualcosa a cui sono fortemente attaccato, sentivo e sento tutt'ora resistenza nel voler cambiare ottica, nel poter vedere tutto com'è, senza sperare in qualcosa di emozionalmente bello che possa movimentare lo stato in cui sono.
Ho paura di non fare, di attendere gli eventi senza forzare, di osservare senza restare coinvolto, di essere 'testimone'.
Ho paura perchè mi sembra di dover abbandonare tutto ciò che sento di essere; di conseguenza se sento di essere ciò che sono ora, non sono in contatto con la mia essenza, sono bensì rapito dall'attaccamento alle emozioni, alla ricerca interiore per trovare qualcosa di alternativo a quanto vedo al di fuori di me e nella parte più superficiale di me, di qualcosa che sia per me semplice appagamento.
Ora avverto con maggiore intensità l'attaccamento di cui sono vittima; non so se è cresciuto l'attaccamento oppure se sono io che lo sento con maggiore chiarezza.
Ultimamente sembra che riesca a dare più spazio alle sensazioni, come se trovassero maggiore ascolto da parte mia e ciò pare che abbia un effetto moltiplicatore.
La crescita della mia autostima mi permette di dare una maggiore considerazione alle sensazioni che un tempo andavano e venivano senza che io le cogliessi.
Sono convinto però che tutto ciò viene alimentato dal rapporto con le persone, in particolare dall'amicizia delle persone con cui sono in relazione in questo periodo, con le quali finalmente sento di scambiare emozioni, di sentirmi arricchito e di arricchire semplicemente con la reciproca apertura del cuore, porgere con delicatezza le proprie emozioni nell'altro ed accogliere con la stessa cura le emozioni trasmesse a me.
Ho continuato a leggere il quarto volume del libro dei segreti di Osho e, così 'per caso', sono giunto ad un capitolo dove parla proprio dell'attaccamento, poi sfogliando le pagine già lette ho potuto rileggere una parte in cui parla del 'trip' dell'ego nella ricerca interiore.
L'aspetto che indica con chiarezza la presenza dell'elemento di disturbo qual'è l'ego è la ricerca dell'esperienza'; io riuscivo a praticare la meditazione con costanza proprio perchè speravo ogni volta che accadesse una bella esperienza e quando ciò non accadeva sorgevano in me sensi di colpa.
Il solo cercare di non farmi assorbire dal desiderio di avere belle esperienze mi apre ad emozioni contrastanti, perchè da una parte sarei felice di 'non desiderare' e di 'essere' semplicemente, dall'altra ho la sensazione che al di là del desiderio ci sia il nulla, il vuoto, la parte sconosciuta, il 'testimone' che cerco e non cerco.
Sento che il mio prossimo passo sarà quello di dover affrontare la paura del vuoto, quella paura che non mi permette di abbandonarmi totalmente nella vita e nella meditazione, proprio quella paura che viene continuamente evitata dalle spinte emozionali dell'ego che ci fanno volgere l'attenzione verso le illusioni.
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